Verso l’esame OAM: la vigilanza sugli impieghi delle banche

L’operatività delle banche e la vigilanza della Banca d’Italia sugli impieghi della liquidità raccolta

La normativa bancaria non pone limiti particolari alle forme d’impiego del denaro raccolto dalle banche alle quali si riconosce piena autonomia operativa, potendo esse assumere le scelte più consone alle specifiche esigenze gestionali.

Alle autorirà creditizie è comunque riconosciuto “il potere generale di stabilire vincoli che le banche devono osservare nell’esercizio del credito”.

A fondamento di tale potere vi è la funzione istituzionale cui esse sono preposte, cioè vigilare affinchè l’attività delle banche sia ispirata ai criteri di sana e prudente gestione.

La determinazione di criteri e regole relative all’adeguatezza patrimoniale delle banche rappresenta uno dei principali ambiti di esplicazione della vigilanza regolamentare della Banca d’Italia, cui si accompagnano interventi di carattere informativo volti a verificare concretamente che le banche rispettino le regole prudenziali determinate dall’autorità di vigilanza.

 

Altre regole prudenziali

Tra le regole prudenziali fissate in sede di vigilanza regolamentare vi sono:

  1. la previsione di un coefficiente di solvibilità, cioè di un requisito patrimoniale minimo che le banche e i gruppi bancari devono costantemente rispettare a fronte del rischio di solvibilità della controparte;
  2. la determinazione di coefficienti patrimoniali, cioè requisiti patrimoniali minimi a fronte ei rischi connessi con l’attività bancaria;
  3. la regola generale per cui è possibile effettuare investimenti in partecipazioni e immobili nel limite del patrimonio di vigilanza;
  4. la determinazione di criteri di massima e raccomandazioni per il sistema dei controlli interni.

 

La soppressione dei limiti alla trasformazione delle scadenze ed ai finanziamenti a medio e lungo termine delle imprese

Il D.M. 22-6-1993, n.242630, prevedeva il mantenimento di alcuni limiti di operatività, tra cui principalmente:

  • il limite del 30% della raccolta complessiva da impiegare in finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese;
  • i limiti all’utilizzo di fonti a breve per finanziare attività di più lunga durata.

Tali limiti di operatività sono stati allegeriti già dai primi anni del 2000 e nel 2003 è stato stabilito che la prima regola di trasformazione delle scadenze dovesse trovare applicazione esclusivamente a livello consolidato, venendo contemporaneamente modificata la seconda regola ed eliminata la terza regola in considerazione della migliorata capacità delle banche e dei gruppi di gestire i flussi finanziari.

Con delibera del CICR 22-2-2006 n.242 tali limiti prudenziali volti a limitare l’operatività a medio-lungo termine delle banche e dei gruppi bancari sono stati definitivamente soppressi in considerazione del completamento del processo di despecializzazione temporale dell’attività bancaria.

 

Per approfondire l’argomento clicca qui

 

 

 

 

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