Verso l’esame OAM: il diritto del consumatore di recesso dal contratto

Un’importante novità della riforma dei contratti di credito ai consumatori è la previsione, disciplinata dall’art. 125ter TUB, del diritto di recesso da questo contratti entro quattordici giorni di calendario a partire dalla conclusione di essi oppure, se successivo, dal momento in cui egli riceve le informazioni su tutte le condizioni contrattuali e le altre informazioni che saranno previste dalla Banca d’Italia sulla base delle deliberazioni del CICR, ai sensi dell’art. 125bis, co.1.

Se il contratto di credito al consumo è stipulato per mezzo di tecniche di comunicazione a distanza, il termine iniziale è calcolato dalla data di conclusione del contratto o da quella in cui il consumatore riceve la comunicazione su supporto durevole delle condizioni contrattuali e delle informazioni di cui all’art. 67undecies del D.Lgs. 206/2005, se tale data è successiva a quella della conclusione del contratto.

Il consumatore che recede dal contratto di credito ne dà comunicazione al finanziatore inviandogli una comunicazione scritta all’indirizzo della sua sede mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione può essere inviata anche con telegramma, telex, posta elettronica o fax, ma deve essere confermata da raccomandata con avviso di ricevimento spedita entro le 48 ore successive.

In base all’art. 125ter, co.2 lett. b), se il contratto di credito al consumo ha avuto esecuzione in tutto od in parte, il consumatore, entro trenta giorni dall’invio della comunicazione del recesso, deve restituire il capitale e pagare gli interessi maturati su di esso fino al momento della restituzione, calcolati secondo quanto stabilito dal contratto.  Inoltre, il consumatore restituisce al finanziatore le somme non ripetibili da questo corrisposte alla Pubblica Amministrazione come, per esempio, le eventuali imposte.

Oltre a queste somme il finanziatore non può pretendere somme ulteriori: da quest’ultima norma si deduce che il diritto di recesso del consumatore non può essere sottoposto ad alcuna penalità, mentre la mancanza dell’obbligo di specificare il motivo del recesso si deduce dal tenore complessivo di queste norme che rendono tale ipotetico obbligo del tutto incongruo rispetto al diritto di recesso riconosciuto al consumatore-acquirente.

Infine, per i contratti a distanza, in particolare per quelli di vendita di servizi finanziari, salvo quanto previsto dai commi 1 e 2 dell’art. 125ter TUB, ai contratti di credito al consumatore non si applicano gli articolo 64, 65, 66, 67duodecies e 67terdecies del Codice del consumo sul diritto di recesso.

Nel contratti di credito al consumo a tempo indeterminato il consumatore ha il diritto di recedere in ogni momento senza penalità e senza spese.

Il contratto può prevedere un periodo di preavviso non superiore ad un mese. Inoltre, come spiegato in precedenza, non c’è l’obbligo di specificare il motivo del recesso.

Gli stessi contratti possono prevedere il diritto del finanziatore a recedere dal contratto con un preavviso di almeno due mesi, recesso che deve essere comunicato al consumatore su supporto cartaceo o su un altro supporto durevole, e di sospendere per una giusta causa, l’utilizzo del credito da parte del consumatore, dandogliene comunicazione sempre su supporto cartaceo o su un altro supporto durevole in anticipo e, ove ciò non sia possibile, immediatamente dopo la sospensione.

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